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Michele Serra e il ‘furto’ di identità, ovvero quando l’autore non riconosce il suo pubblico

Dunque, torno sulla lettera di Michele Serra pubblicata ieri da Repubblica. Un fatto è importante, come hanno fatto notare molti: alle 7.39 di ieri mattina  il presunto ladro di identità aveva già annunciato, scusandosi, la chiusura della like page di Michele Serra. Al momento la pagina mi sembra sia stata cancellata. Insomma, come poteva vedere chiunque sfogliando la pagina, più che furto di identità, si trattava un’attività portata avanti da un fan, nata dall’ammirazione per l’autore dell’Amaca. Iniziativa presa, certo senza consultare l’autore, con l’obiettivo di far circolare gli scritti di Serra a un pubblico più ampio.
Eppure Michele non ci sta, e chiede a gran voce la rimozione del suo doppio digitale, con una lettera intrisa di retorica che certo non meritava la prima pagina di un quotidiano nazionale (se ancora crediamo che esista una priorità nel dare le notizie).  Perchè quella pagina doppio non è ma cassa di risonanza di pensieri e parole. Stimo un autore e voglio condividere i suoi scritti.

Mi ricordo che nel lontano ’99 ricevetti una diffida da parte di un avvocato per aver pubblicato i testi (!) di un gruppo musicale su un sito amatoriale senza scopo di lucro che allora gestivo insieme ad alcuni amici, dedicato proprio a quella band. I testi, mi scriveva l’avvocato, sono di proprietà privata, quindi la pubblicazione è vietata. Nessuna attenzione al fatto che stessimo contribuendo a far conoscere quelle canzoni, ormai di patrimonio pubblico, a una platea molto più ampia. Una battaglia per fortuna direi persa, basti cercare i testi delle canzone di qualunque cantante in rete.

La stessa reazione stizzita nel vedere la propria opera creativa addomesticata e abitata dal pubblico l’ho vista in Francesco De Gregori, anche lui noto, parlo per esperienza diretta, per reprimere ogni tentativo dei fan di cantare  durante i concerti. De Gregori detesta al tal punto che i suoi fan possano cantare con lui (inaudito!) che cambia l’arrangiamento delle canzoni più famose ad ogni concerto, in modo da confondere il pubblico al quale chiede esplicitamente ‘per favore, non cantate’. Ecco, questo la dice lunga su una certa sinistra snob che ha il terrore di sporcarsi con le emozioni e i pensieri di chi (ancora) l'ascolta….