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Come faccio a dirti che non sono felice?

 

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In Europa la crisi economica degli anni '10 si è espressa in modo diverso. In Spagna, per esempio, la mappa del disagio ha visto scendere in piazza i ragazzi indignados. In Italia, invece, ha mosso -dati delle amministrative e del referendum alla mano- il risveglio della voglia di partecipare dei cittadini. Il referendum in assoluto meno promosso dalle tv nazionali (vedi dati di Repubblica di ieri, 91 passaggi nei tg nazionali negli ultimi 6 mesi!), ha attivato la maggiore partecipazione a un quesito referendario degli ultimi anni, portando al voto soprattutto i più giovani, decisi a dire la loro su questioni di interesse pubblico, temi da Earth day di MTV,  nulla di esoterico o di nicchia. Anzi, si tratta di quesiti che riguardano il futuro del pianeta e delle generazioni che verranno. E così gli italiani che oggi tornano a votare, nonostante la crisi che si unisce alla disaffezione e alla sfiducia generalizzata nei confronti della classe politica, certificano la crisi del modello di rapporto con gli elettori proposto da Berlusconi fin dalla sua discesa in campo (il monomessaggio in tv criticato di recente perfino da Giuliano Ferrara) e la riscoperta degli strumenti della democrazia (a partire dalle 500.000 firme raccolte per proporre una legge di iniziativa popolare sull'acqua). E segnalano che non ha pagato l'irrisione continua di Berlusconi nei confronti dei processi partecipativi, sviliti nel corso degli ultimi 17 anni in ogni sua uscita pubblica. Al contrario, sembra trovare un nuovo e davvero inaspettato slancio la voglia dei cittadini di scegliere e di dire la loro: dentro e fuori i partiti. Per esempio la selezione dei candidati attraverso le primarie ci ha dimostrato come sia definitivamente tramontata quell’idea cara ai quadri dirigenti della prima repubblica per cui i candidati andavano scelti nel chiuso delle stanze di partito. E così il centrosinistra, vincitore più o meno casuale di questo processo, ha suo malgrado compreso che dare la possibilità agli elettori di esprimersi, vuol dire in primo luogo accettare l’idea che anche il cittadino possa fare scelte sagge. Ha scoperto che cedere agli elettori il potere di incidere nei processi interni di un partito, come scegliere un candidato alle elezioni amministrative, può fare uscire la democrazia e il partito stesso rafforzati. Un gioco win win dove vincono tutti. Insomma, in questi giorni il centrosinistra italiano scopre la 'saggezza delle folle'. Quello stesso potere che anche Grillo ha provato a intercettare, fermandosi però, almeno fino ad oggi, a fare da cassa di risonanza alla parte più furiosa del Paese. Si tratta dello stesso potere attribuito alla Rete e al web, che oggi sembra intervenire nel quadro politico non tanto come strumento di democrazia diretta, bensì come ambiente dove emergono processi partecipativi che scavalcano l'autorità della fonte e dove invece paga il confronto, lo scambio di idee tra pari, la complessità dei temi messi in campo.

Insomma, nel Paese 'meno impegnato' del momento, vittima di 17 anni di monocrazia berlusconiana e del laboratorio permanente e inconcludente del centrosinistra – è proprio la riscoperta della politica, ma soprattutto, dei suoi strumenti essenziali, che sta modificando il quadro politico nazionale ma anche le regole del gioco, oltre la volontà manifesta degli attori politici. Infatti, attraverso la riappropriazione e la rivalutazione degli strumenti di democrazia diretta, di cui il voto è solo la manifestazione più visibile, gli italiani finalmente sono riusciti ad esprimere il profondo disagio frutto di una crisi che morde e di una classe politica che sembra non trovare le ricette giuste per uscirne. E sono proprio i giovani, la generazione che da anni era scomparsa dal quadro politico, vittima della precarietà, della disaffezione, della sfiducia nei confronti di un sistema molto più indietro dei loro desideri, che ricordano quali sono le strade che la politica dovrà percorrere per riconquistare il diritto ad essere se stessa.

 

 

Giulia Gobbi e Lorenza Parisi