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Perchè abbiamo ancora fame di geografia

Picture 3 L'appello lanciato in questi giorni dalle società geografiche italiane, dai docenti ed esperti contro la drastica riduzione (qui i dettagli) prevista dalla riforma Gelmini del numero di ore di insegnamento della geografia nelle scuole secondarie  circola in questi giorni su quotidiani (qui Repubblica) e in rete.

Se ne parla anche perché sembra incredibile un'esplicita mancanza di attenzione rispetto alla disciplina che studia, tra le altre cose, il senso del luogo, i flussi economici che connettono i territori, le potenzialità e rischi dello sviluppo dell'uomo sulla terra. Insomma, il mondo locale e globale nel quale da anni  abitiamo.

Una disattenzione forse non casuale, perchè inserita in una contraddizione. Oggi, infatti, il territorio fisico che ci circonda è estremamente trasparente: ogni oggetto, edificio, quartiere può essere classificato, mappato e quindi reso ricercabile. Foto satellitari, database, elenchi facilmente accessibili. Eppure ci accorgiamo che qualcosa manca, proprio quando tutto appare ovvio e leggibile. Si perdono infatti le interpretazioni, l'attenzione sui legami, il racconto della contemporaneità. E così il mondo piatto che ci circonda corre il rischio di diventare sempre più opaco ai nostri occhi.

In questo senso l'interesse per la geografia appare oggi più forte che mai, a partire dall'analisi di come le tecnologie digitali modifichano profondamente il senso del luogo, quello personale e quello collettivo. Basti pensare a come un automobilista usa oggi il navigatore Gps della propria autovettura per orientarsi, all'immigrato che invia il denaro dall'altra parte del pianeta, ai giovani che taggano e poi ricercano sulle mappe di Google i diversi luoghi del mondo.

lnsomma, il senso del luogo, a partire dal contatto con i nuovi media sociali, non è mai stato così soggetto a trasformazioni. Così il 'vicino' diventa 'lontano' (lo straniero della porta accanto), mentre il lontano diventa vicinissimo (i voli low cost in tutta Europa). E allo stesso tempo si trasforma il concetto di presenza (dove mi trovo quando apro una conversazione su Skype e parlo con la mia amica che vive a New York?), e quello di assenza (cosa vuol dire davvero disconnettersi?). Solo alcuni possibili interrogativi che danno il senso di quante domande si aprono davanti mentre sfogliamo atlanti impolverati in biblioteca o mappe digitali davanti a uno schermo interattivo.

Update: il 4 febbraio nel testo della riforma Gelmini approvato dal Consiglio dei Ministri si registra un dietrofront rispetto all'insegnamento della geografia: la materia torna negli istituti tecnici, mentre nei licei resta accorpata a storia.