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Banda larga in standby

A mettere in fila le diverse posizioni del Governo italiano in merito agli stanziamenti per la banda larga si resta quantomeno perplessi.

Nei mesi passati era stato messo in cantiere il 'piano Romani' per portare la banda larga 20 Megabit al 96% degli italiani entro il 2012: 1,47 miliardi di euro complessivi e, in particolare, 800 milioni già stanziati con un decreto e poi rimandati nell'assegnazione dal Cipe. Investimenti, peraltro, di gran lunga inferiori a quelli stanziati nel resto di Europa. (E in Italia gli ultimi dati ISTAT (2008) parlano del 42% di abitazioni raggiunte da connessione Internet e di 50% di famiglie in possesso del pc).

Qualche giorno fa, il 5 novembre, l'annuncio di Gianni Letta: "I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi". Prima ci sono altre priorità per uscire, appunto, dalla crisi. Un cane che si morde la coda.

Reagiscono Confidustria, e il viceministro Romani per ricordare una cosa semplice, che gli investimenti in infrastrutture portano crescita occupazionale e servizi. E che è soprattutto così che si esce dalla crisi. Insomma, un tira e molla con il Tesoro che per alcuni versi ricorda il dibattito di qualche anno fa all'epoca del Governo Prodi sul 'risanamento in due tempi'.

Oggi, infine, leggiamo che sembra essere intervenuto Scajola nel corso di una riunione del Cipe per chiedere a Berlusconi di non bloccare ulteriorimente gli investimenti.

Insomma probabilmente i fondi prima poi si sbloccheranno. Ma resta evidente che per nessun governo italiano l'investimento in banda larga è fin ad oggi stato una vera priorità.

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