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I minareti non passano le Alpi

 
Fino a qualche giorno fa il referendum di iniziativa popolare contro l'edificazione di nuovi minareti in Svizzera sembrava non dovesse passare. I pronostici davano i favorevoli al divieto come minitoritari. Anche se, settimana dopo settimana, il trend di crescita era inequivocabile, tutto a favore della rimonta degli anti-minareti. Che infatti hanno vinto.

Come è andata a finire lo leggete qui.

Nei giorni scorsi si è parlato molto in merito ai manifesti a favore del sì. Sono stati infatti dichiarati offensivi nei confronti della la popolazione musulmana dalla Commissione federale contro il razzismo (CFR) ma alla fine non ne è stata bloccata la pubblicazione, lascinando alle autorità locali l'ultima decisione.

Un esercizio utile può essere dare un'occhiata a tutti i materiali di comunicazione realizzati pro e contro la scelta referendaria. Soprattutto quelli a favore della libertà di espressione religiosa. Alcuni sono molto belli, perchè parlano di libertà e di diritti e giocano sulla speranza e sul futuro, non sul paura e sull'odio.

Teniamoli a mente, perchè prima o poi ci troveremo anche noi a fare battaglie molto simili.

E bene faceva Ginfranco Helbling sulle colonne del Manifesto a ricordare qualche giorno fa che la nazionale svizzera under 17 ha appena vinto i mondiali con una squadra composta da giocatori i cui genitori o i cui nonni provengono da 12 paesi diversi. Haris Seferovic, Joel Kiassumbua, Granit Xhaka e Nassim Ben Khalifa sono solo alcuni nei nomi dei giovani calciatori.

Ma queste cose da noi le dice persino Gianfranco Fini.

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