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Rodotà: prove di democrazia partecipata

1460107775_8977b22cf2 'Oggi il meccanismo si fa più interessante'. Così conclude la sua lezione Stefano Rodotà.  Il tema è il rapporto tra democrazia e nuove tecnologie. L'ex garante per la privacy è infatti ospite per un ciclo di lezioni alla Sapienza, nella Facoltà di Scienze della Comunicazione.
Rodotà apre l'incontro con gli studenti ripercorrendo gli entusiasmi dei tecnologi di fronte alla promessa che i media digitali avrebbero rinnovato il concetto stesso di democrazia, restituendo potere ai cittadini e facendo saltare le mediazioni politiche tradizionali. Congresso elettronico, democrazia digitale alcune delle parole chiave, coniate negli Usa a partire dalla seconda metà degli anni '90 e poi esportate nel resto del mondo.

Insomma, da un lato la 'vecchia' democrazia parlamentare basata sulla rappresentanza da mandare in soffitta, dall'altro il mito dell'agorà ateniese rivitalizzato dalle tecnologie di rete.

Uno scenario di fronte al quale Rodotà si chiede: ma davvero i cittadini attraverso la democrazia diretta mediata da tecnologie digitali recuperano la sovranità perduta? Non si corre forse il rischio che i cittadini diventino invece più manovrabili, perché, di fronte a un mondo nel quale saltano le mediazioni e i corpi intermedi, i poteri forti riescono comunque a farsi sentire condizionando ancora di più  le scelte di interesse pubblico? E ricordiamoci che mentre negli Usa i lobbisti sono chiari e riconoscibili in Italia i gruppi di  pressione sono nascosti ma non per questo meno potenti.

L'istituto democratico, infatti, secondo Rodotà, oggi non se la passa affatto bene, caratterizzato come è da forme di partecipazioni discontinue, all'interno di una democrazia nevrotizzata dai sondaggi, che si muove solo alla ricerca di profitti a breve termine. Niente investimenti sul lungo periodo, insomma, ma solo emergenze last minute da risolvere.

Come se ne esce? Un possibile soluzione per l'ex garante è coinvolgere i cittadini all'interno dei processi partecipativi, non focalizzandosi sul momento della decisione ma lavorando invece su proposte aperte. E qui vengono in mente i processi partecipati legati allo sviluppo del territorio, l'Agenda 21 e così via.

Rodotà ci lascia con una proposta concreta per rivitalizzare la democrazia rappresentativa e aprirla ai cittadini. Insomma, andare oltre la proposta populista di dare a tutti i cittadini la possibilità di votare le leggi, per sostituirsi così ai parlamentari, e inserire invece gli elettori all'interno dei processi democratici, fornendogli gli strumenti per farsi sentire. Ad esempio valorizzando l'istituto dei progetti di legge di iniziativa popolare, ormai dimenticato dal Parlamento, i cui promotori meriterebbero perlomeno di essere sentiti nelle commissioni competenti e non di vedere accantonate, come accade oggi, le loro proposte senza neanche un'audizione.

Altrimenti, ci avvisa Rodotà, la deliberazione passa comunque fuori dalle istituzioni. E questo processo di sicuro non lo controllano i cittadini.