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Pd: il confronto a 3. Marino si diverte e vince.

Picture 2 In America o in qualunque paese europeo la notizia del dibattito tra i 3 candidati alla segreteria del più grande partito di opposizione avrebbe aperto i giornali. Titoli, pagelle, commenti. E invece, da noi, il confronto corre solo sul web ed è già un miracolo che sia stato fatto.

Il dibattito tv è possibile rivederlo qui. Che poi a chiamarlo confronto tv ci vuole coraggio, visto che una web tv e un canale satellitare non fanno una tv generalista. Curioso, un partito che ha sempre chiesto a gran voce un confronto pubblico in tv con Berlusconi oggi si mostra reticente nell'offrire ai suoi stessi elettori un vero dibattito democratico. (Ma del resto è sempre il partito che chiede di reintrodurre una legge elettorale con le preferenze alla politiche e invece prevede per queste primarie liste bloccate!)

Il giudizio dei presenti a sentire il dibattito dal vivo a Roma è che Ignazio Marino sia andato molto bene, molto meglio degli altri 2. Oggi sui giornali questo commento a caldo, condiviso da quasi tutti i presenti ieri, si legge meno ma emerge comunque (Goffredo De Marchis su Repubblica, Zoro su Il riformista).

In sintesi Bersani ha vivacchiato, un po' stanco e forse annoiato. Un paio di colpi giocati di esperienza. Franceschini è apparso nervoso di fronte alla sensazione che la grande rimonta (il mitico Zoro ancora) non è così vicina, e irritato. E allora, invece di sfidare il diretto opponent Bersani, se l'è presa con il pesce piccolo Marino (che continuava a ricordare agli altri due come un matra di aver avuto 'ruoli politici importanti nel secolo scorso'). Il chirurgo, invece, ha dato il meglio di sè, soddisfatto di esserci per la prima volta. Marino si è seduto al centro del tavolo e si è divertito. Ha gestito bene i temi. Ad ogni domanda lo stesso schema che funziona: dati, visione del mondo, proposta concreta. Chiaro e puntuale.

Picture 3 Sui temi. Nelle due ore si è parlato di quasi tutto: sanità, diritti civili, laicità, scuola università, giustizia, conflitto di interessi, economia, immigrazione. Senza tralasciare le questioni interne al partito: primarie, identità, alleanze future.

A uno sguardo superficiale sembravano tutti e tre d'accordo quasi su tutto. Ma solo ascoltando si è capito chi è credibile fino in fondo. I voti di Binetti contro la legge sull'omofobia o il voto di Dorina Bianchi sulla pillola Rsu 486, ad esempio, pesano sulla capacità di Franceschini di porsi come alfiere della laicità.

Diritti civili. Qui i punti li segna Marino che parla di laicità come metodo di lavoro. Franceschini, invece, mette assieme eterosessuali e omosessuali proponendo di 'dare nuovi diritti a chi sceglie di non sposarsi' (come se i gay potessero scegliere!); sulle adozioni per i single, invece, si dichiara contrario perché i bambini hanno diritto di vivere in una situazione 'naturale'.

Franceschi prende applausi, come era successo alla convention nazionale, quando parla di volere un'opposizione più ferma e intransigente, mettendo fine a una stagione di 'sorrisi, pacche e inciuci'. Ma è credibile a dirlo, lui, il vice di Veltroni?

Bersani gestisce da ministro i temi economici e si mostra ecumenico quando dice che il Pd è l'unica speranza di questo Paese o quando, più volte, chiede a tutti (allo scettico Chiamparino per primo) di 'dare una mano'.

Sulle alleanze per governare sia Bersani che Franceschini aprono all'Udc, e insistono sulla vocazione maggioritaria del Pd. A loro chiede Marino: Come facciamo ad allearci con l'Udc che è contro l'uguaglianza di tutti i cittadini? E propone invece alleanze con IdV, socialisti, ambientalisti e radicali, per recuperare i 4 milioni di elettori persi alle europee.

Gli appelli al voto rispecchiano l'andamento del dibattito. Bersani si limita a dire 'venite, venite a votare' e a ricordare che il mestiere dei politici è fare una società migliore, quindi 'venite a darci una mano'. Franceschini – che per tutto il dibattito ha detto 'se verrò eletto alla segreteria del Pd' mentre, come qualcuno rifletteva ieri, avrebbe dovuto dire 'se verrò riconfermato' – sembra crederci di più e invoca una grande partecipazione alle primarie.  Chiude Marino: 'Costruiamo un partito laico, unito, che decide e vince e torna al governo del paese. Stupiamo l'Italia.'

Resta da capire l'impatto del dibattito: quanto sposta, quanto cambia. Ma questo lo sapremo solo il 26 ottobre.