Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La notte dei ricercatori

Picture_3_2 Qualche giorno a fa a Roma, e in molte altre città europee, si è svolta la Notte dei ricercatori. Nella capitale, al Planetario dell’Eur, si sono dati appuntamento appassionati e curiosi per osservare, per una notte, cosa bolle in pentola nei principali laboratori italiani. Un’iniziativa europea che in Italia si è svolta in 7 regioni contemporaneamente.

Tante persone, molti giovani e bambini: tutti a guardare con un po’ di stupore e curiosità provette, sonde, monitor e cavi presentati al grande pubblico. Notevole lo sforzo, sin dall’allestimento e poi nelle presentazioni, per rendere comprensibili  i progetti presentati. E così, per una notte, i ricercatori  si sono trasformati in guide turistiche della scienza, spiegando attraverso un uso  costante delle analogie,  le applicazioni che le loro ricerche possono avere nella vita di tutti i giorni. Per dirne una: le bucce di pomodoro (avanzi di lavorazione nella produzione di pelati) essiccate e sminuzzate possono essere  utilizzate per produrre una sorta di truciolato organico, con il quale vengono costruiti vasetti che ospitano le piantine di ortaggi. In questo modo le piantine possono essere lasciate nel terreno senza bisogno di essere poi ritravasate e eliminare il vaso. Il  materiale dei vasi, infatti, è buccia di pomodoro, biodegradabile al  100%, e nel giro di 3 mesi si dissolve nel terreno.

Tanto l’entusiamo dei giovani ricercatori: per molti di loro si trattava  del primo confronto con il grande pubblico, fuori dalle mura protette del laboratorio. Tra i vari progetti presentati, anche la Notte degli Aromi. Qui un allegro ricercatore bolognese ha illustrato il senso di misteriose provette di liquido colorato come quelle del piccolo chimico: collezioni di odori sintetizzati che riproducono gli aromi alla base dei diversi tipi di frutta. Tra le varie applicazioni del progetto la possibilità identificare i prodotti alimentari contraffatti e di tutelare, quindi, la qualità dei prodotti autentici.  Ad esempio una grappa ‘falsa’, prodotta  con l’aggiunta dell’ aroma artificiale al gusto di pera – e non a partire dal frutto naturale – avrà un odore molto diverso da quello della pera naturale, che invece contiene una galassia di odori satellite e non solo quello principale che identifica la pera (il solo odore che l’ aroma artificiale sa riprodurre). In questo modo, una volta tracciata la carta di identità aromatica di un prodotto, un semplice raffronto permetterà di valutarne l’autenticità, rendendo molto più complesso il lavoro per chi vuole continuare a produrre cibi contraffatti .

Molti dunque i talenti in mostra. Ma intanto, in Italia, i tagli alla ricerca sono sempre più pesanti…